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Elettrificazione in Sila

L'elettrificazione della Calabria è strettamente legata alle iniziative della Società meridionale di Elettricità e della sua consociata Società per le forze idrauliche della Sila. Quest'ultima fu costituita nel 1908 con la partecipazione dei maggiori esponenti della nascente industria elettrica italiana con lo scopo di intervenire nel vasto bacino della Sila per utilizzarne le imponenti potenzialità idroelettriche, individuate con lungimiranza dall'ingegnere milanese Angelo Omodeo.

 

Nel primo Novecento l'intervento idroelettrico di maggiore impegno in Calabria è legato all'impianto di Muro Lucano. L'iniziativa fu promossa da Francesco Saverio Nitti (nativo di Muro Lucano)e dall'ingegnere Angelo Omodeo, a lungo uno dei massimi esperti in Europa di costruzioni idrauliche e idroelettriche.

Approfittando delle disposizioni della Legge 11 Luglio 1913 n° 985, già utilizzata per l'impianto del Tirso in Sardegna, le Forze idrauliche della Sila ottennero la concessione dello Stato per la costruzione e l'esercizio per sessanta anni di un complesso sistema elettro-irriguo di dighe e serbatoi artificiali che avrebbe consentito la trasformazione agricola e industriale di un vastissimo comprensorio calabro, pugliese e lucano. La regia dell'iniziativa rimase saldamente nelle mani del gruppo dirigente della SME (in particolare di Maurizio Capuano, nella prima fase, e successivamente del suo più stretto collaboratore Giuseppe Cenzato che dal 1928 fino al 1956 mantenne le redini della Società Meridionale). Gli impianti della Sila (i laghi artificiali di Ampollino, di Orichella e di Arvo con le relative centrali di produzione) furono realizzati nel corso degli anni '20 sotto la guida di Angelo Omodeo.

Le opere idrauliche modificarono radicalmente il paesaggio agrario e l'ecosistema dell'altopiano silano, ma avviarono sia una profonda riorganizzazione del settore agricolo (la contrastata bonifica e ricomposizione fondiaria del Crotonese), sia la lenta e difficile industrializzazione della regione. Fin dall'inizio fu chiaro che il potenziale energetico degli impianti silani (stimato in circa 500.000 KWh), doveva essere connesso ai consumi non solo della Calabria, ma anche a quelli delle regioni vicine (Campania, Puglia, Lucania e Sicilia), promovendo lo sviluppo delle colture irrigue e la domanda di insediamenti industriali di notevole consistenza. Da qui l'impegno della SME nella realizzazione di grandi elettrodotti ad alta tensione (150 Kv) verso la Puglia e la Campania, e nel coinvolgimento, nel programma Silano, di industrie come la Montecatini, la Pertusola, la Società italiana per la fabbricazione dell'alluminio.
Il finanziamento del programma Silano, dopo una serie di tentativi di Maurizio Capuano di acquisire investimenti statunitensi, fu sostenuto per la massima parte da istituti bancari nazionali (dalla Comit in primo luogo, che riuscì a garantirsi anche l'apporto di capitali americani con la costituzione della Italian Superpower Corporation, e con quote minori dalla Bastogi, dal Credit e dal Banco di Roma) e svizzeri (la Italo-Suisse, socio fondatore della SME).

Nel corso degli anni '30 la SME, diretta da Cenato, si consolidò nel Mezzogiorno e in Calabria, assorbendo le maggiori società elettriche esistenti (la Industrie elettriche calabresi e la Riunite di Società, che confluirono nella Società elettrica Calabrese) e sostenendo la consociata Forze Idrauliche della Sila, assorbita nel 1942. In questo periodo l'assetto societario della SME mutò radicalmente, passando sotto il controllo dell'IRI che confermò, tuttavia, il ruolo di Cenzato, promovendolo presidente.
Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale furono realizzati gli impianti di Calusia (1931) e di Savuto (1939). Nel secondo dopoguerra l'impegno della SME in Calabria si concentrò nella realizzazione di impianti lungo il fiume Mucone, con il Serbatoio silano di Cecita (1951) e le centrali Mucone I e Mucone II e lungo il fiume Coscile con le centrali di Coscile I (1951) e Coscile II (1958). Nel 1962 si realizzò l'impianto di Vaccarizzo, alimentato dal serbatoio di Ariamacina sempre nella Sila. Dopo la nazionalizzazione, dall'Enel furono realizzati gli impianti di Magisano e di Albi alimentati dal serbatoio di Possente (1978).

Con l’avvio del processo di liberalizzazione del settore elettrico l’Enel, dopo la cosiddetta "asta silana", ha dovuto cedere parte degli impianti della Sila al gruppo spagnolo Endesa, uno dei più grandi gruppi elettrici privati nel mondo.  Endesa rappresenta il ritorno del privato nella gestione degli impianti idroelettrici della Sila, dopo una nazionalizzazione che durava dal 1964. Endesa è arrivata in Italia con l’aggiudicazione della gara per Elettrogen, la prima delle Genco messe in vendita dall’Enel. L’Elettrogen, assieme a Interpower ed Eurogen, era una delle tre società  (le cosiddette "GENCO") nelle quali l’Enel, rispettando il piano di privatizzazioni previsto dal Governo nazionale, aveva riversato una parte consistente del suo sistema di produzione di energia elettrica. Una cessione quantizzata in 2.630 miliardi di Euro (oltre 5.000 miliardi di Lire) a cui si aggiunsero 1,054 miliardi di Euro (circa 2.000 miliardi di Lire) di debiti trasferiti con la società. Elettrogen vantava una potenza installata pari a 5.438 MWatt e nel 2000 aveva avuto ricavi per 2.451 miliardi di Lire. Costituita nel 1999 con la dotazione di impianti di proprietà di Enel produzione: circa 1.600 dipendenti e il 7% del parco nazionale complessivo. Disponeva di 5 centrali termoelettriche con una potenza di 4.424 Mw e di 25 idroelettriche, tra cui quelle della provincia di Catanzaro e Crotone, per 1.014 Mw. Tali centrali sono situate in Lombardia, Friuli, Marche, Umbria, Sardegna, Calabria e Sicilia. I

I Nucleo produttivo di Catanzaro , con 115 Mw di potenza installata, pari al 2,12% del totale di cui disponeva Elettrogen. Ne fanno parte le due centrali a serbatoio di Albi e Magisano, le due a bacino di Satriano I e Satriano II e le due ad acqua fluente di Celeste (Comune di Cosoleto) e Sersale I . La centrale idroelettrica di Albi ha una potenza effettiva di 36 Mw, quella di Magisano di 39 Mw, il bacino di Satriano I di 15 Mw, quello di Satriano II di 19 Mw, la centrale fluente di Celeste di 5,1 Mw, e quella di Sersale di 0,2 Mw. II Nucleo produttivo di Cotronei (KR) è rappresentato da tre centrali: quella a serbatoio di Orichella, e quelle a bacino di Calusia e Timpagrande. La centrale di Orichella ha una potenza effettiva di 129 Mw quella di Calusia di 49 Mw e quella di Timpagrande di 191 Mw.

Il nucleo idroelettrico Calabria dell'Endesa raggruppa l'insieme delle centrali poste lungo i fiumi Neto, Passante, Vasi, Crocchio, Ancinale e Savuto. Le altre centrali dell'altopiano silano sono rimaste in concessione all'Enel.

Elettrogen, oggi Endesa Italia, è controllata da un consorzio di operatori: il gruppo energetico spagnolo Endesa, che detiene la maggioranza del capitale (51%), la banca spagnola Santander Central Hispano (34%) e la multiutility ASM Brescia (15%).