Garibaldi a Rogliano: Ricordo dell'eroe dei
due mondi nel Bicentenario della nascita

Rogliano - 30 agosto 2007 ore 19:00 Piazza San Giorgio

31/08/1860  In mattinata Giuseppe Garibaldi parte da Soveria Mannelli. Lungo la strada per Rogliano si ferma in località “Agrifoglio” per salutare la folla degli insorti. Qui vi detta a Donato Morelli il famoso telegramma: «Dite al mondo, che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a 10 mila soldati comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, 300 cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materiale di guerra. Trasmettete in Napoli e ovunque la lieta novella». Da Rogliano emette un decreto per stabilire che «Gli abitanti poveri di Cosenza e dei Casali esercitassero gratuitamente gli usi di pascolo e di semina nelle terre demaniali della Sila. E ciò provvisoriamente sino a definitiva disposizione». Riparte alle ore 18,00 e alle otto di sera entra a Cosenza illuminata a festa. Parlando alla folla delirante dal balcone del Palazzo dell’Intendenza, raccomanda l’ordine e la calma e investe Donato Morelli, ricco proprietario e vecchio cospiratore, di pieni poteri. Questi trovò il modo di svuotare completamente il decreto di Rogliano dei già modesti contenuti.

Il De Cesare descrive l'ingresso del conquistatore a Rogliano.

 

In Corso Umberto a ROGLIANO  Poste Italiane dalle ore 15,00 alle ore 21,00 sarà inoltre presente con un servizio temporaneo filatelico ed annullo speciale dedicato. Sarà possibile acquistare francobolli commemorativi e tematici,  ed i nuovi prodotti realizzati dalla Divisione Filatelia :

 

 

Rogliano città garibaldina, nel bicentenario della nascita dell’Eroe, rilancia la memoria in una “Giornata di rievocazione storico-letteraria” nel luogo dove il Condottiero, il 31 agosto del 1860, fece tappa. L’appuntamento ieri sera “30 agosto” (ore 21) nel cortile del palazzo Morelli, dove, dopo l’intervento dell’ assessore comunale alla Cultura Mario Altomare, Leonardo Falbo, docente di storia e membro dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, ha tenuto una relazione sulla visita di Garibaldi a Rogliano nella casa dei fratelli Morelli, patrioti che rappresentarono le avanguardie dell’insurrezionalismo antiborbonico.
La tappa roglianese riveste un’importanza cruciale nel quadro degli obiettivi segnati dalla spedizione garibaldina e, soprattutto, della politica perseguita dal Dittatore. Qui Garibaldi non solo investe uno dei fratelli roglianesi, Donato Morelli, del ruolo di governatore della Calabria Citeriore (l’intera provincia di Cosenza), ma emana quei decreti che in poche righe vanno a risolvere secolari problemi della quotizzazione demaniale e degli usi civici, dando, ad un tempo, segnali di attenzione verso le classi subalterne attraverso il provvedimento sull’abbassamento del prezzo del sale. Morelli, successivamente, svilisce i dettati garibaldini attraverso disposizioni attuative di tutt’altro tenore, ma il suo allineamento al gattopardismo baronale non toglie valore all’iniziativa garibaldina ed anzi alimenta, oggi motivi di interesse culturale sul versante della politica perseguita dai ceti dominanti e, specificatamente, dal blocco sociale agrario posto al centro della “questione meridionale”. La cultura locale intende misurarsi su questi argomenti ed inaugurare con questa occasione un nuovo corso di approfondimento della materia. La “Giornata” si è aperta nel pomeriggio con l’avvio del servizio temporaneo filatelico sull’evento ed è proseguta con un’estemporanea di pittura. In chiusura, dopo le relazioni, si è dato corso alla lettura dei famosi decreti e di alcune sestine dedicate a Garibaldi dal poeta risorgimentalista, Vincenzo Gallo, morelliano di Rogliano, noto come “u chitarraru”.
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Il logo dell'annullo è stato realizzato dal grafico, artista roglianese Domenico Greco

 

 

INGRESSO IN ROGLIANO
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Garibaldi si riposò un’ora nella casa campestre di Agrifoglio. Nominò l’Altimare comandante le armi della Calabria Citeriore, in quella guisa che la sera innanzi, a Soneria, aveva nominato governatore della provincia Vincenzo Morelli: equivoco di nome, che fu corretto dal lui stesso a Rogliano, intendendo egli nominare Donato.
Dalla solitudine del versante meridionale del contrafforte di Agrifoglio, si entra in una valle, che la più bella, la più verde e la più fresca bisogna cercare nelle Alpi svizzere. Le cascate d’acqua rompono il grandioso silenzio di quel luogo magnifico e selvaggio. Agrifoglio, che da il nome alla chiusa, è nascosto fra i castagni, ed è formato da cinque corpi di case, abitato da poveri montanari. Garibaldi cavalcava innanzi a tutti, circondato dai suoi aiutanti, dalle sue guide e da Vincenzo morelli. Percorse una parte della strada a cavallo, e l’altra in una vettura postale, che si trovò per caso. Durante il viaggio fu tormentato da forte arsura, effetto della stanchezza e del caldo estenuante. Alle vigne di Carpanzano provò una piacevole sorpresa, potendo avere dell’uva. Ne mangiò con avidità per dissetarsi. Dalle vigne del Savuto fino a Marzi, mangiò altra uva e frutta. Fu incontrato, nel luogo detto la Serra, da tutto il popolo di Rogliano, e borghi vicini. Il clero gli ando incontro col baldacchino. Si sparavano fucili e mortaretti in segno di letizia. Carlo Morelli lo invitò a discendere dalla vettura, e gli offerse un cavallo, sul quale montò.
L’ingresso in Rogliano fu memorando. Scese in casa Morelli, e dal balcone, che da sulla piazza, parlò al popolo. Occupò l’appartamento a destra del salone, lo stesso occupato, sedici anni prima, da Ferdinando II. Pranzò nella sala della cappella, e alle tre pomeridiane, essendo giunto Donato Morelli con Thurr, Arrivabene, Caravà ed altri ufficiali e guide, si diè a regolare cose del Governo. Nominò Donato Morelli Governatore della provincia con pieni poteri, e richiesto quale primo atto sarebbe stato più gradito alle popolazioni della Calabria Citeriore, gli fu risposto: l’abolizione della tassa sul macinato, la riduzione del prezzo del sale, l’esercizio gratuito degli usi di pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila. Dettò a Morelli i relativi decreti, che furono immediatamente inviati al comitato di Cosenza, e da questo diffusi in ogni comune della provincia.
Garibaldi ricevè a Rogliano il signor Pizzicara, delegato del Governo provvisorio di Potenza; iniziò la sottoscrizione per un monumento da innalzarsi a Cosenza ai fratelli Bandiera, e ai loro compagni, e ripartì alle 6, in vettura per Cosenza. Vi giunse alle 8, incontrato a mezza via ed acclamato lungo il tragitto dalle popolazioni dei Casali, accorse a salutare il nuovo Messia.
Partendo da Rogliano, le signore Morelli gli chiesero un ricordo, e il generale lasciò loro il “memoriale per la fanteria e cavalleria”, rilegato in marrocchino rosso con fregi d’oro, e un grosso lapis, che lo chiude. Alla prima pagina vi è la dedica del memoriale fatta dal libraio a Garibaldi, e sulla pagina accanto Garibaldi, di suo pugno, scrisse: “Alle gent.me sig.ne Morelli in segno di gratitudine e di affetto questo debole ricordo consacra G. Garibaldi. Rogliano 31 agosto 1860”.

Versi patriottici di Vincenzo Gallo

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“CANTU CALAVRISE”1
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................................................Fugiamus Israelem; Dominus enim
......................................................pugnat pro eis scontra nos2
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....“Mannau già lu Segnare, finarmente,
Lu secunnu Muisè3, Calavria mia;
Pecchì la scavitù de tanta gente
Suppurtare cchiù, no, cchiù nun potia:
- Va, Garibardu, va, Muisè secunnu,
Va, st’urtimu Pascià, va mina ‘nfunnu
 
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....Chi lu Tudiscu barbaru e malignu
A Napuli protegge, e lu fa stare
Ppe lu spugliare e fare stare a signu,
E, quannu accorra, lu bombardare,
Uniscialu, va prestu e minte vele,
Ccu lu restu de Tàlia, a Manuele.
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....E cuomu ‘nfattu alla Sicilia juntu,
Viditi si è miraculu e purtientu,
‘Nu siercitu distrussedi a bon cuntu,
Ccu ‘n’armata de mille e quattrucientu!
Cchi Quinziu Cincinnatu, cchi Lunida5 ?
E’ lu missus a Deu6! Chi nun lu vida?
 
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1. Questa poesia, composta da 18 sestine, ognuna seguita dal ritornello “Va,
Garibardu, va Muisè secunnu,…..”, fu stampata “a foglio volante nel 1860”. Le sestine
Riportate sono prese da L. ACCATTATIS, op. cit., vol III, Appendice II, p. 175.
2. “Fuggiamo Israele, poiché il Signore pugna per essi contro di noi”.
3. Muisè: Mosè.
4. Mina ‘nfunnu: scaccia via.
5. Lunida: Leonida.
6. Missus a Deu: “Inviato da Dio”.
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I Garibaldini inneggiano a Garibaldi:
- Va, Garibardu, va, Muisè secunnu,
Va, st’urtimu Pascià, va mina ‘nfunnu -.
 
 
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........Ppe conchiudere l’opra chianu chianu
Si nne vinne tra nue; mo, Calarvisi,
Fore i partiti: tutti l’armi ‘mmanu;
Uniti tutti, tutti, via, decisi,
Una la vuce sula, ed è finita:
Sutta lu gran Vittòriu Tàlia unita!
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....All’armi, allarmi, ca l’ura è sunata,
All’armi, amici mie’, no cchiù tricamu:
Nzinca nun è Vinezia liberata
De manu l’armi nun pardeu lassamu.
All’armi, dunca, cà lu vo l’unure,
La patria, lu duvire e lu Segnure!
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....E chine alla chiamata mo nun curra
E’ ‘nu mulu, è cruatu, è fariseu!
‘Nu Juda è chi la patria nun succurro,
‘Nu rinegatu chi nun crida Deu!
E chine ancora mesta1 e nun se menna
Stiessi, ppe buonu sue, miegliu a ‘na tenna.
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....Nud’è ca fuori jamu ppe spugliare
‘Ncun’autra Nazione ccu sta guerra;
Jamu, ppe cuntu nuostru, a ne scannare
Ppe Tàalia nostra, grannizzusa2 terra;
Vulimu, Tàlia de li Taliani,
No cchiù Tudischi e tirannielli cani!
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.....E tu, Segnare meu sempre ludatu,
‘Nn’aje ppe carità puru riguardu;
‘Ncuruna l’opra tua, c’hai ‘ncuminciatu,
Benedice Vittuoriu e Garibardu,
Benedice a Cavurru e assistimientu3,
Unne4 puorti la varca ‘nzarvamientu5!”
 
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1. Mesta: intriga.
2. Grannizzusa: grandiosa
3. Assistimientu: assistenza; soccorso.
4. Unne. Onde; affinché.
5. La varca ‘nzarvamientu: l’impresa, la situazione a conclusione positiva.
 
 
 
“SUNIETTU”1
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“Amici pace pace finalmente
..........Lu sangu vuostru libertà purchiau2
..........Tantu chi fice tantu chi gridau
..........Ch’ebbe minnitta3 de lu Nniputente.
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.......Carretti, e cuochli4 te ridusse a nente
.................La durmigliusa Italia Risvigliau5
.................Fierri, cippi, catine cce spezzau
..........Liberi tutti, no chiù serva gente.
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.......E mo li forestieri vau circannu
.................De n’arrubbare torna ssi latruni
.................E le vidi pardeu ca vau rutannu6
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.......Ma unn trovanu chiù babbi e cugliuni7
................Nud’è chiù chillu tempu e chiù chill’annu
................Lu sempiu vostru na fattu liuni.”
 
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·                    CITTADINANZA ONORARIA

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Il documento originale .

 
 
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Il contenuto del documento:
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Vittorio Emanuele Re d’Italia
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Distretto di Cosenza ................................................... ...Comune di Rogliano
 
 
L’anno 1860 il giorno 24 Ottobre in Rogliano, riunito il Decurionato della città di Rogliano e questo composto dal Sindaco Don Francesco Clausi Schettini, dai Decurioni Don Vincenzo Galli, Don Pietro Piro, Don Nicola Tosti, Don Giuseppe Stampo, Don Michele Tosto; Geremia Sicilia, Francesco Gallo e Don Rosario Garofano, ha conferito ad unanimità la cittadinanza all’Illustre Generale Giuseppe Garibaldi, a titolo di gratitudine, amore e riverenza.
Fatto, e deliberato nel giorno, mese ed anno come sopra.
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Tutti i particolari della manifestazione
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