Da Gullo alla Riforma
L'ATTESA
25 luglio 1943:Caduta del Fascismo.
La Speranza
21 aprile 1944: II° Governo Badoglio
Fausto Gullo viene eletto Ministro dell’Agricoltura. I Decreti Gullo
I DECRETI GULLO
N.279
DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 19 ottobre 1944. Concessioni ai contadini
delle terre incolte.
(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie speciale
del 4 novembre 1944, n. 77).
UMBERTO DI SAVOIA
PRINCIPE DI PIEMONTE
LUOGOTENENTE GENERALE DEL REGNO
In virtù dell’autorità a Noi delegata;
Visto il decreto- legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151;
Visto il R. decreto – legge 30 ottobre 1943, n.2/b;
Visto il R. decreto – legge 29 maggio 1944, n.141;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'agricoltura e per
le foreste, di
concerto con i Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le finanze
e per
l'industria, commercio e lavoro;
Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:
Art.1
Le associazioni dei contadini, regolarmente costituite in cooperative
o in altri enti, possono ottenere la concessione di terreni di proprietà
privata o di enti pubblici che risultino non coltivati o insufficientemente
coltivati in relazione alle loro qualità, alle condizioni agricole del luogo e
alle esigenze culturali dell'azienda in relazione con le necessità della
produzione agricola nazionale.
Art.5
<<… La durata della concessione non può oltrepassare i
quattro anni agrari. ...>>.
Autunno 1944: Le prime occupazioni delle terre.
...Nell’autunno 1944 riprese forza un vasto e importante movimento di lotta
nelle
campagne. Occupazioni spontanee delle terre ed esperienze locali di autogoverno
confluirono in una protesta maggiormente organizzata, che traeva la propria
ispirazione dalla legislazione del Ministro comunista dell’Agricoltura, Fausto
Gullo. Egli cercò, con una serie di decreti che vanno dal luglio 1944 in
avanti, di spezzare l’equilibrio esistente nei rapporti di classe del
Meridione rurale. Da ottimo avvocato qual era, Gullo presentò le sue proposte
come una serie di provvedimenti contingenti di scarsa importanza. Eppure, in un
momento tanto delicato per la costruzione dell’Italia futura, fu questo in
realtà il solo tentativo attuato dagli esponenti governativi della sinistra di
avanzare sulla via delle riforme.
La legislazione Gullo fu molto complessa, ma i suoi aspetti principali possono
essere così riassunti: riforma dei patti agrari, in modo da garantire ai
contadini almeno il 50 per cento della produzione che andava divisa; permesso di
occupazione dei terreni incolti o mal coltivati rilasciato alle cooperative
agricole di produzione; indennità ai contadini per incoraggiarli a consegnare i
loro prodotti ai magazzini statali, ribattezzati granai del popolo; proroga di
tutti i patti agrari per impedire ai proprietari di sbarazzarsi nell’anno
successivo dei loro fittavoli; proibizione per legge di ogni intermediario tra
contadini e proprietari, così da eliminare nel Mezzogiorno agricolo figure di
mediazione come i malfamati gabellotti in Sicilia o i mercanti di campagna nel
Lazio.In questa legislazione vi erano chiaramente degli aspetti utopistici, come
l’abolizione dell’intermediazione che appariva piuttosto improbabile
all’infuori di una rivoluzione socialista. Essa provocò comunque una intensa
risposta dei contadini meridionali, per almeno due ragioni. La prima fu
l’atteggiamento profondamente legalistico dei contadini stessi, abituati a
lottare per la giustizia sulla base di antichi diritti. Per una volta le loro
battaglie senza fine sembravano essere state prese in considerazione da uno
Stato che non era loro nemico e
che aveva trasportato in legge alcune delle loro richieste. La seconda ragione
risiedeva nel fatto che le nuove leggi, imponendo ai contadini di organizzarsi
in cooperative e comitati per poter usufruire dei benefici previsti, costituì
il più robusto incentivo a una loro azione collettiva. Lo scopo di Gullo non
era quello di smobilitare i contadini meridionali ma di mobilitarli, di
incoraggiarli a intrecciare le strategie familiari con l’azione collettiva, a
superare il fatalismo e l’isolamento. Fu questo che dette alla sua
legislazione un tocco di genialità....
...Le agitazioni contadine per assicurare l’attuazione dei decreti Gullo
raggiunsero il culmine nell’autunno del 1946. La lotta si svolse
contemporaneamente su tutti i fronti: sui contratti agrari, sulle terre incolte,
sull’imponibile e sul collegamento, avendo come effetto una crescita
notevolissima dell’organizzazione tra i contadini, tanto nelle Camere del
Lavoro che nelle leghe e nelle sezioni di partito. Tra il 1944 e il 1949 ,
secondo le stime più moderate, 1187 cooperative, con un totale di circa 250
mila membri, ottennero oltre 165 mila ettari prevalentemente in Sicilia,
Calabria e Lazio. Malgrado questa mobilitazione straordinaria, il movimento si
concluse complessivamente con una sconfitta. Alcuni dei punti più radicali del
programma di Gullo, come quello sull’abolizione
dei mediatori, non ebbero mai applicazione pratica. Anche i più moderati
decreti sull’occupazione delle terre incolte e sulla revisione dei patti
agrari ottennero successo solo localmente e temporaneamente. La causa politica
di questa sconfitta risiede principalmente nell’ostilità di liberali e
democristiani. Quando i decreti Gullo furono esaminati per la prima volta dal
Consiglio dei ministri nell’autunno del 1944, la Dc e il Pli imposero una
serie di modificazioni essenziali: La più importante fu la loro insistenza
affinché le commissioni locali, che dovevano decidere sulla legittimità delle
occupazioni delle terre, fossero composte dal presidente della Corte
D’Appello, da un rappresentante dei proprietari e da uno dei contadini. Così,
a meno che il magistrato fosse insolitamente illuminato ( una condizione
difficilmente verificabile nel Mezzogiorno di quel tempo ), vi era una
maggioranza precostituita contraria ai contadini. Le statistiche relative alla
Sicilia sintetizzano brutalmente cosa questo significò: le richieste contadine
accolte dalle autorità locali furono 987 e riguardavano 86 mila ettari di
terreni incolti; quelle respinte furono 3822 per non meno di 820 mila ettari.
Gli oppositori della riforma agraria meridionale non avrebbero comunque
trionfato in quel modo senza l’arrendevolezza della dirigenza comunista. Come
sì è già osservato, Togliatti accolse con favore i decreti Gullo e la
massiccia mobilitazione contadina che ne seguì, solo fin quando non mettevano
in periodo l’alleanza con la Dc.
Una volta che il movimento contadino prese a mettere in discussione la legge e
l’ordine, a discutere il diritto di proprietà, a confrontarsi con la Dc sulla
politica statale nel Mezzogiorno, non c’era da aspettarsi che la dirigenza
comunista continuasse ad appoggiare lo zelo riformatore del proprio ministro
dell’Agricoltura.
LA DELUSIONE
12 luglio 1946:
2° Governo De Gasperi:
Fausto Gullo viene sostituito al ministero dell’agricoltura dal democristiano
Antonio Segni e viene nominato Ministro della Giustizia.
La lotta.
Il tentativo di Gullo di riformare
l’agricoltura meridionale, come si è visto, non era stato coronato da
successo. Il nuovo ministro democristiano dell’Agricoltura, il ricco
proprietario terriero sardo Antonio Segni, svuotò in parte la legislazione del
suo predecessore con i decreti del settembre 1946 e del dicembre 1947.
L’articolo 7 del primo decreto dava in particolare ai proprietari il diritto
di reclamare la terra se i contadini avessero violato le condizioni alle quali
era stata concessa.
Non appena le sinistre furono estromesse dal Governo, questa clausola fu usata
dai
proprietari per intraprendere una vasta offensiva legale contro le cooperative
contadine.
Molta della terra conquistata nell’inverno 1946-47 fu perduta l’anno
successivo. In questo modo Segni poté rassicurare le élites meridionali e
nelle elezioni dell’aprile 1948 la DC recuperò gran parte del terreno
elettorale che aveva perso nel Meridione agricolo. I problemi di queste zone,
tuttavia, rimanevano urgenti come prima. La maggior parte della terra migliore
restava in pochissime mani, e troppa gente non possedeva terra affatto. Il solo
grande passo avanti rispetto al passato era stato rappresentato dall’impiego
estensivo del DDT nella disinfestazione, attuato dopo il 1944 con l’aiuto
degli Alleati, che aveva reso possibile la bonifica di aree malariche e paludose
in Sardegna, in Sicilia e nella Maremma Toscana.
Nell’ottobre 1949 i contadini calabresi marciarono ancora una volta sui
latifondi. La situazione nazionale non era più favorevole come negli anni
precedenti, quando la sinistra era ancora al Governo, Gullo era Ministro
dell’Agricoltura, e sembrava ancora possibile creare un’Italia postbellica
socialmente più giusta. E tuttavia la mobilitazione del 24 ottobre 1949 superò
ogni aspettativa degli organizzatori. Vi presero parte circa 14 mila contadini
dei comuni orientali delle provincie di Cosenza e Catanzaro. Interi paesi
parteciparono ai cortei: dai pendii delle colline adiacenti diverse colonne di
contadini, chi a piedi chi a cavallo, con donne e bambini scesero al piano,
sventolando le bandiere in segno di saluto e di incoraggiamento. Quando giunsero
sui latifondi dei grandi proprietari, i contadini segnarono meticolosamente i
confini della terra e la divisero, iniziando il lavoro di preparazione per la
semina. Irritato da quest’ultima ondata di occupazioni, un gruppo di
parlamentari calabresi della Democrazia cristiana partì per Roma per chiedere
un massiccio intervento della polizia. I reparti della Celere di Scelba
si misero presto in moto verso i paesi della Calabria. Uno di essi arrivò il 28
ottobre a Melissa, a nord di Crotone, e si acquartierò per la notte nella casa
del possidente del luogo, il barone Berlingieri. I contadini avevano occupato a
Melissa il fondo chiamato Fragalà, metà del quale era stato assegnato al
comune dalla legislazione napoleonica del 1811. La famiglia Berlingieri,
tuttavia, aveva col tempo usurpato l’intera proprietà. La mattina del 29
ottobre 1949 la polizia giunse nella tenuta e cercò di scacciare con la forza i
contadini dalla terra............(*)
(*)Paul Ginsborg, STORIA D’ITALIA DAL DOPOGUERRA A OGGI, 1996 by Einaudi
Scuola.