Saliano, 14 maggio 2006

La comunità di Saliano piange oggi la scomparsa del signor Valentino Laurito,
per tutti esempio di instancabile dedizione al lavoro, di grande
combattente per le proprie idee, di generoso militante politico.

Il Centro Sociale "Saliano", di cui è stato socio fondatore e grande sostenitore,
si unisce al dolore dei figli Italo ed Elio, della moglie Dora e di tutti i parenti.

 

E-mail di Antonio Fuoco
Milano  14 maggio 2006


Un saluto cordiale a tutti i soci del circolo e a tutti coloro che hanno
avuto la fortuna di conoscere Valentino.
Non sono abituato a comunicare alla gente le mie emozioni, ma ci sono eventi
che spingono ad andare oltre le proprie abitudini, eventi che hanno qualcosa
dentro in grado di far scattare molle inconsuete.
La morte di VALENTINO, per me è una di queste.
Credo che Saliano senza di lui sarà più povero, tutti coloro che lo hanno
conosciuto percepiranno di aver perso qualcosa.
Credo ci mancherà la sua correttezza, la sua franchezza, la sua onestà
intellettuale, la sua coerenza la sua grande idealità.
Valori universali che prescindono le opinioni personali e la cui grandezza
va oltre il tempo ed il mutare degli eventi.
Purtroppo, molto spesso, il valore delle cose e delle persone si percepisce
molto più nettamente quando queste non ci sono più.
Ricordiamocene finchè ne abbiamo il tempo.

Un saluto cordiale a tutti

Tonino

 

E-mail
Busto Arsizio, 15 Maggio 2006

Carissimi,                                                              
vorremmo inviare le nostre più sentite condoglianze
alla famiglia di Valentino Laurito.                                                                     
Lo ricordiamo con affetto e simpatia.
Un abbraccio a Dora e ai figli.
Carlo, Mariolina Perri e figli. 

 

E-mail
Roma, 15 Maggio 2006

Mio fratello da pochi minuti mi ha comunicato la morte di Valentino.
Dovevo vederlo l’anno scorso, ma la rottura del femore causata da un ramo sulla strada di Saliano ci ha impedito di abbracciare lui e la sua famiglia.
L’ho conosciuto da ragazzo, quando non vedevo di finire la scuola a Cosenza per passare l’estate con mia nonna Virginia,mentre mia zia Pina, l’insegnante, se ne andava a prendere il caldo soffocante della città.
La discussione con lui ed il fratello era continua.
Quest’ultimo voleva sapere, imparare di più: gli consigliavo i libri da leggere mentre faceva il pastore. Ricordo l’imbarazzo di un laureando salianese sulla piazza che non sapeva il senso di alcuni vocaboli da lui enunciati o di autori a lui sconosciuti.
Le riunioni dei comunisti e simpatizzanti nella sua casa,alle quali,quattordicenne partecipavo discutendo sull’occupazione delle terre e sul significato della lotta politica ci legarono fortemente.
Saliano in quegli anni era rossa.
Dopo l’occupazione delle terre e dopo il ’48 la Dc prese il sopravvento.
Si doveva fare la strada Rogliano-Saliano.
Prima di ogni elezione si apriva il cantiere che chiudeva regolarmente qualche mese dopo.
Chi voleva lavorare doveva votare per la DC (il voto era controllato),e per Buffone che in quegli anni incominciava la sua lunga carriera politica.
Molte famiglie allora erano composte da 11, dodici figli ed i soli assegni familiari superavano quello che potevano guadagnare in un anno.
Ci fu l’esodo dal PCI alla DC: ho sempre compreso tale atteggiamento.
Ma compare Valentino,con pochi altri, non ha mai mollato.
Pur di mantenere la sua fede politica ha fatto l’emigrante in Europa ed in Italia,sopportando di tutto.
Era circuito da Buffone, perché ne era l’esempio contrario,l ’antagonista ideale: piegare la sua resistenza, specie quando lui era “arrivato” ,aveva un significato di vittoria per il suo percorso politico.
Gli aveva anche detto pubblicamente che poteva rimanere comunista, non prendere la tessera ed avrebbe avuto un posto fisso al Comune: non aveva capito, malgrado gli anni passati,di che pasta, di che tempra, di quali ideali fosse permeato compare Valentino.

Nel vedere le fotografie dal vostro sito e sapere che ne è stato socio fondatore e sostenitore, per me, è stato vedere e ripercorrere la linea rossa della nostra vita.

Roma 15/5/2006 franco rose